Suor Piera è nata a Cornedo vicentino, dal 1971 in Africa in particolare in Sudan e Sud Sudan, attualmente chiamata a riaprire la Missione a Malakal Sud Sudan dopo un periodo di attività a Wau.

Dalla relazione di Suor Piera in cui Lei illustra la Sua esperienza passata e presente e dalle risposte alle domande che i presenti le hanno rivolto sono emersi concetti che desideriamo riassumervi di seguito.
Da sempre si è occupata dell’ ambito scolastico e formativo. Negli ultimi anni è stata responsabile della pastorale diocesana della Diocesi di Wau. Ci dice che ha fatto esperienze molto arricchenti sia come religiosa che come donna e ora è chiamata ad una nuova esperienza nel riaprire la missione a Malakal.
“Fino a che la salute mi sostiene e si può essere utili, si va avanti”.
Bakhita per noi “Africani Sudanesi” è la nostra mamma, la ricordiamo tutti i giorni. Per noi Comboniani ogni celebrazione è all’insegna di San Daniele Comboni e di Santa Bakhita.
Le persone sentono Bakhita una di loro, nascono con la Sua narrazione.
Ci sono concetti importanti che le persone, anche musulmane e di altre confessioni, riconoscono in Bakhita: il colore della pelle che la rende della comunità, la schiava liberata, la donna del perdono.
Suor Piera ci racconta la volontà delle persone di avere e vivere nella pace.
Dopo le guerre le persone hanno capito che bisogna camminare assieme altrimenti non si va da nessuna parte. I missionari lavorano per far superare le differenze, i preconcetti divisori tra le etnie e confessioni.
Ci racconta dell’ unità d’intenti tra le confessioni e gli ordini missionari presenti e spesso naturale collaborazione “non scontata”.
“Stiamo lavorando molto per far emancipare il ruolo delle donne che di fatto sono quelle attorno alle quali vive la famiglia, i figli. Spesso sono quelle che lavorano quotidianamente mentre i maschi operano più con lavori saltuari o particolarmente pesanti. Siamo partiti con gruppi di coppie, con un lavoro di mutuo riconoscimento”.
Parlando del tenore di vita emerge, dal racconto di Suor Piera, come:
“La popolazione europea ha un diverso concetto di povertà e le immagini che giungono dall’Africa spesso paiono di estrema miseria ma in realtà è un modo diverso di vedere il mondo; ad esempio in Africa è molto più comodo dormire sotto un tetto di paglia che non di lamiera, o pareti di muratura che rendono l’ambiente troppo caldo. La realtà dei paesi è una cosa, un’altra è quella dei campi profughi dove le condizioni sono veramente estremamente precarie”.
Interrogata su quali opere siano essenziali ad oggi per questi territori ci rispode:
“Non sono importanti le cattedrali nel deserto, le grandi opere (alla fine tutto serve) ma la cosa più importante è stare tra la gente, far sì che ti sentano come una di loro. I piccoli progetti, le piccole realizzazioni fatte col coinvolgimento diretto dei locali sono quelle che alla lunga danno più frutti”.
Il racconto di alcuni episodi di vita quotidiana, con una lucidità ed una luce negli occhi che impressionano per l’entusiasmo e la voglia di fare per una donna non più ventenne.
Ci mostrano un coraggio, una tempra una caparbietà che suor Piera interpreta sorretta da una Fede profonda in Dio e nell’uomo.
I presenti plaudono suor Piera e l’abbracciano augurandole ogni cosa che il Suo grande cuore desidera!
